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Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e Abitanti

Uniti per fermare chi devasta gli alberi di Roma, contro gli affaristi e gli intrallazzatori, difendiamo la bellezza di Roma, i suoi pini domestici, tutti gli alberi e tutte le specie che li abitano, contro gli abusi delle motoseghe: difendiamo i grandi alberi che hanno un valore storico, paesaggistico oltre che ecologico e climatico, difendiamo anche gli alberi giovani, perché non vengano lasciati seccare denunciando le aree in cui vengono trascurati..

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GLI ALBERI DI ROMA

Un patrimonio da proteggere.

GLI ALBERI DI ROMA SONO PATRIMONIO: PROTEGGERLI SIGNIFICA DIFENDERE AMBIENTE, SALUTE E PAESAGGIO

Un grande albero: cattura carbonio, abbassa la temperatura al suolo e dà da vivere a centinaia di specie

Gli alberi di Roma sono un patrimonio storico irrinunciabile della città, con un valore ambientale, sanitario, paesaggistico e culturale che deve essere riconosciuto e tutelato.

I grandi alberi svolgono una funzione essenziale per la qualità dell’aria, la mitigazione delle temperature, l’assorbimento degli inquinanti, la riduzione delle isole di calore e il benessere, anche psicologico, dei cittadini. Ma a Roma il loro valore va oltre la dimensione ambientale: in una città d’arte e di storia, gli alberi sono anche parte integrante del paesaggio urbano e della memoria dei luoghi.

È un principio che trova un riferimento fondamentale nell’articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica a tutelare il paesaggio come il patrimonio storico e artistico della Nazione, e, dopo la riforma costituzionale del 2022, anche l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, nell’interesse delle future generazioni. La Costituzione inoltre difende la salute dei cittadini e gli alberi sono un vero e proprio presidio sanitario nelle nostre città soffocate dall'inquinamento, dal cemento e dall'asfalto. Infine l'art. 41 della Costituzione che prevede che "l'iniziativa economica privata non si possa svolgere (...) in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza" .

Difendere gli alberi di Roma significa dunque difendere contemporaneamente ambiente, salute e paesaggio. Significa riconoscere che il verde storico non è un elemento accessorio o decorativo della città, ma una componente della sua identità culturale e della qualità della vita e salute dei cittadini.

CURAA chiede quindi che ogni intervento pubblico e privato tenga realmente conto del valore ECOSISTEMICO ( cioè economico ed ecologico quantificabile in EURO) degli alberi esistenti e che, prima di procedere a un abbattimento, vengano valutate concretamente tutte le alternative possibili per la loro conservazione e messa in sicurezza.

Perché un albero adulto non è soltanto un organismo vivente: a Roma è una parte fondamentale del suo paesaggio storico che abbiamo ricevuto in dono e che abbiamo la responsabilità di trasmettere e custodire per le generazioni future.

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LE NOSTRE BATTAGLIE

Le campagne e le iniziative di CURAA.

Perché i Comuni italiani tagliano alberi maturi e li sostituiscono con alberelli che muoiono

Le quattro cause strutturali che distruggono il patrimonio arboreo urbano italiano e gli strumenti civici per chiederne conto al tuo Comune

DITeam Eywa

14 Maggio 2026

Un platano adulto abbattuto in un viale italiano e il suo sostituto: un alberello da vivaio che non è una sostituzione, ma un investimento a vent'anni — sempre che sopravviva.

Firma la petizione contro la capitozzatura

Sotto i post sugli alberi tagliati gira una teoria cospirativa: l’Unione europea regalerebbe mille euro per ogni albero piantato e i Comuni, per intascare la differenza, abbatterebbero alberi sani. Non è così. Ma il problema vero è peggio della teoria.

La teoria che gira sotto i post

Sotto i post che documentano abbattimenti urbani, ormai compare con una certa regolarità lo stesso commento. Si dice che l’Unione europea avrebbe stabilito, con una qualche manovra «green», di riconoscere ai Comuni una somma per ogni albero piantato. Si dice che, fatta la legge, sia stato trovato l’inganno: il Comune abbatte un albero esistente, ne pianta uno scarso al posto, intasca la differenza. Si invita a leggere «il decreto della Ue». Quel decreto non esiste.

Il meccanismo descritto, mille euro per albero come premio diretto alla sostituzione di singole alberature stradali, non corrisponde a nessuno strumento europeo o nazionale. Non c’è un canale di finanziamento che funzioni in quel modo. Esistono altri fondi, e funzionano in modo molto diverso.

Ne circola un’altra, sotto gli stessi post e con frequenza simile. Si dice che i tagli servano a favorire la propagazione del segnale 5G: le chiome bloccherebbero le onde, le antenne avrebbero bisogno di viali sgomberi. Anche questa non regge. Le reti 5G italiane usano bande diverse (700 MHz, 3,6-3,8 GHz e 26 GHz). La copertura mobile ordinaria si appoggia soprattutto alle bande sotto i 6 GHz, dove la vegetazione produce attenuazioni modeste, normalmente gestibili nella pianificazione radio. Le onde millimetriche, come la banda 26 GHz, sono più sensibili agli ostacoli e alla vegetazione, ma vengono impiegate per usi puntuali ad alta capacità (stadi, hub commerciali, piccole celle in aree affollate), con infrastrutture fitte e ravvicinate: la soluzione ingegneristica a quei limiti è la densificazione degli impianti, non l’abbattimento dei viali. Aggiungiamo un dettaglio amministrativo: gli operatori telefonici non hanno alcun potere di disporre tagli sul patrimonio arboreo dei Comuni.

C’è anche un riscontro empirico. Capitozzature massive e abbattimenti seriali sono documentati nelle città italiane da prima dell’attivazione del 5G e proseguono identici nei quartieri dove la rete è in funzione da anni. Non c’è correlazione fra i due fenomeni. In entrambe le teorie, quella dei mille euro a pianta e quella delle antenne, la struttura mentale è la stessa: cercare un’autorità nascosta, esterna, che decida al posto della politica locale. Il sospetto è comprensibile, perché la perdita di alberi è reale ed è grave. La causa, però, è un’altra.

E qui sta il punto: anche se queste teorie sono false, intercettano qualcosa di vero. Le persone vedono cose che non tornano. Vedono alberi maturi tagliati in poche ore, vedono alberelli fragili messi al loro posto e poi abbandonati a se stessi, vedono capitozzature che riducono platani secolari a tronchi nudi. Il problema non è inventato. Sono inventate la causa e il movente. La realtà è meno romanzesca e più strutturale.

Quello che la legge prevede già

Lo Stato italiano ha già scritto le regole. Il problema, in molte città, è che vengono applicate poco e male.

La legge 14 gennaio 2013, n. 10, Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, ha introdotto due strumenti di trasparenza che dovrebbero essere routine. L’articolo 2, lettera c), inserisce nella legge 113/1992 un nuovo articolo 3-bis. Per effetto del collegamento strutturale con l’obbligo di piantumazione previsto dall’articolo 1 della stessa legge, gli obblighi dell’articolo 3-bis riguardano oggi i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti: censire e classificare gli alberi piantati in attuazione della legge in aree urbane di proprietà pubblica, e pubblicare, due mesi prima della scadenza del mandato del sindaco, il bilancio arboreo del Comune, con il rapporto fra alberi piantati a inizio e a fine mandato e lo stato di consistenza e manutenzione delle aree verdi. Per gli alberi monumentali e per i filari di pregio paesaggistico, l’articolo 7 della stessa legge 10/2013 prevede sanzioni amministrative da 5.000 a 100.000 euro per chi li abbatte o danneggia senza autorizzazione, salvo che il fatto costituisca reato.

I Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico, adottati con decreto ministeriale del 10 marzo 2020 e pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile 2020, sono obbligatori in tutti gli appalti pubblici di gestione del verde, perché l’articolo 57 comma 2 del Codice dei contratti (decreto legislativo 36/2023) impone l’applicazione delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali dei CAM per l’intero valore della gara. I CAM 2020 qualificano la capitozzatura come pratica non ammissibile nell’ordinaria manutenzione del verde, perché indebolisce gli alberi, ne compromette la stabilità nel medio periodo e fa lievitare i costi di gestione successiva. Raccomandano alle amministrazioni di dotarsi di censimento del verde, piano del verde, regolamento del verde pubblico e privato, bilancio arboreo. Le Linee guida ministeriali del 2017 vanno nella stessa direzione.

Sulla carta, quindi, ogni Comune dovrebbe avere un censimento aggiornato, un piano del verde, un regolamento, un bilancio arboreo pubblicato a fine mandato, contratti d’appalto che escludono la capitozzatura. Nei fatti, in diversi casi documentati, il censimento risulta incompleto o non aggiornato, il piano del verde non esiste o è fermo a una bozza, il regolamento risale al decennio scorso, il bilancio arboreo non viene pubblicato. Le clausole CAM nei capitolati ci sono, ma raramente i controlli di esecuzione le rendono vincolanti.

Perché tagliano davvero

Se non c’è il complotto dei mille euro, perché si abbatte tanto e così male? Le cause sono almeno quattro, e agiscono insieme.

La prima è la frammentazione degli appalti. La gestione del verde urbano è quasi sempre spezzata fra soggetti diversi. Una ditta pota, un’altra abbatte, un’altra reimpianta, un’altra ancora dovrebbe annaffiare le giovani piante. Spesso si tratta di contratti separati, con tempi di affidamento diversi, capitolati tecnici scritti da uffici distinti. Nessun soggetto è responsabile dell’esito complessivo, perché nessun soggetto segue lo stesso albero per tutto il ciclo di vita. L’albero passa di mano in mano e si perde.

La seconda è la qualifica della manodopera. Una potatura corretta richiede formazione tecnica, certificazioni di arboricoltura, talvolta lavoro in quota su fune con dispositivi di sicurezza adeguati. Una capitozzatura si esegue da terra, in mezz’ora, con una motosega. La Società italiana di arboricoltura, chapter italiano della International Society of Arboriculture, denuncia da anni il ricorso a personale non specializzato e, in alcuni casi documentati, perfino a volontari per interventi che richiederebbero competenza professionale. Il caso più noto è quello di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, dove l’Associazione florovivaisti bresciani e la SIA hanno presentato nel 2015 un esposto alla Corte dei conti chiedendo di valutare un possibile danno erariale e ambientale, dopo che il Comune aveva affidato interventi di potatura a volontari per «risparmiare» 55.000 euro. Fu uno dei primi esposti del genere in Italia.

La terza è la pressione sui costi nelle gare al massimo ribasso. Una potatura corretta consuma tempo, attrezzature, professionisti certificati, costa di più. Una capitozzatura produce gli stessi metri lineari di chioma rimossa in una frazione del tempo, costa meno. A parità di prezzo offerto, la differenza la fa chi riduce di più il tempo di esecuzione. I CAM e i regolamenti comunali del verde dovrebbero correggere questa distorsione imponendo specifiche tecniche stringenti, ma se nei capitolati il «come» del taglio non viene verificato sul cantiere, la regola resta sulla carta.

La quarta è la cura post-impianto inesistente. Una giovane pianta urbana, soprattutto nelle estati italiane recenti, sopravvive solo se viene irrigata di soccorso per i primi tre o quattro anni. Senza, muore. Legambiente, nella V edizione dell’Atlante delle foreste pubblicata il 3 novembre 2025 con AzzeroCO2 e Compagnia delle foreste, ha dedicato un capitolo specifico alle tecniche per ridurre la mortalità delle giovani piante: pianificazione, scelta delle specie adeguate al sito, irrigazione di soccorso nei periodi di siccità, sfalci periodici per controllare le erbe infestanti. Il direttore generale Giorgio Zampetti lo ha riassunto in una frase che andrebbe affissa in ogni assessorato all’ambiente: non basta piantare, bisogna farli sopravvivere. Spesso i bandi finanziano la messa a dimora ma non i tre anni successivi di manutenzione, che è il periodo decisivo. Il risultato è che molti alberelli, già a fine seconda estate, sono morti.

Il falso scambio fra albero maturo e alberello

Molti regolamenti comunali del verde prevedono che ad ogni albero abbattuto debba corrispondere una sostituzione; la legge 10/2013 rafforza il principio di incremento e trasparenza del patrimonio arboreo. È un principio sano sul piano normativo, ma sul piano biologico e funzionale è una finzione contabile.

Un platano adulto in un viale urbano contribuisce all’intercettazione delle acque meteoriche, all’ombreggiatura significativa del manto stradale, all’assorbimento di particolato e gas inquinanti, alla riduzione della temperatura percepita sotto la chioma. Un alberello da vivaio, alto due o tre metri, eroga una frazione minima di quegli stessi servizi. Non è una sostituzione: è un investimento a vent’anni, sempre che l’alberello sopravviva.

I numeri di scala aiutano a capire la differenza. La V edizione dell’Atlante delle foreste riporta che un ettaro di foresta urbana rimuove in media 17 chilogrammi all’anno di PM10 e 35,7 chilogrammi all’anno di ozono troposferico, e che le piante in ambito urbano possono ridurre la temperatura a livello del suolo fino a 8 gradi. Un albero di medie dimensioni, in un clima temperato e in un contesto urbano con molti fattori limitanti, assorbe in media fra i 10 e i 20 chilogrammi di anidride carbonica all’anno; una foresta periurbana arriva a sequestrare fino a 1.005 chilogrammi di carbonio all’anno per ettaro, secondo le stime del CNR-IBE riportate nell’Atlante. Sono ordini di grandezza che si raggiungono solo con alberi che hanno avuto il tempo di crescere. Tagliarli e ricominciare da capo non è uno scambio neutro.

Lo studio internazionale del progetto LIFE Airfresh, pubblicato nel 2025 su The Lancet Planetary Health con il contributo dell’ENEA, ha analizzato 744 città europee su un arco di vent’anni, dal 2000 al 2019. Ne emerge che un aumento del 5% della copertura arborea urbana eviterebbe in Europa circa 4.700 morti premature l’anno (arrotondate da ENEA in circa 5.000 nel comunicato stampa); il raggiungimento del 30% di copertura, soglia indicata anche dalla regola 3-30-300, eviterebbe quasi 12.000 morti l’anno. All’inverso, l’azzeramento della copertura arborea urbana porterebbe a un aumento del 19,5% della mortalità da PM2,5, pari a circa 19.000 morti aggiuntive l’anno; del 15% da biossido di azoto e del 22,7% da ozono. Sono epidemiologia, non retorica.

Il caso che conferma tutto: il PNRR forestazione urbana

Il caso più clamoroso di distanza fra regole scritte e attuazione effettiva è quello del PNRR per la forestazione urbana. L’Investimento 3.1 della Missione 2 Componente 4, dotato di 330 milioni di euro per la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi nelle quattordici Città metropolitane, doveva essere il fiore all’occhiello della transizione ecologica italiana.

Il Collegio per il controllo concomitante della Corte dei conti, con la delibera 8/2023, ha rilevato fra il 2022 e il 2023 una situazione molto diversa da quella raccontata dal governo. I sopralluoghi dei Carabinieri Forestali hanno accertato che, in molte Città metropolitane finanziate, alla data del controllo non era stato piantato quasi nulla. A Messina, prima beneficiaria con 15,9 milioni di euro per 445.000 piante, gli interventi erano ancora alla fase di studio di fattibilità. A Napoli si stava ancora individuando il vivaio. In altri territori, le piante risultavano già secche o coperte da infestanti per scarsa manutenzione.

Il numero ufficiale di alberi messi a dimora entro il 2022, dichiarato superato dal Ministero, si è raggiunto solo includendo nel conteggio i semi piantati in vivaio: una contabilità che la Corte dei conti ha contestato perché un seme non è un albero. Con la revisione del PNRR approvata dal Consiglio UE l’8 dicembre 2023, l’obiettivo è stato ridimensionato da 6,6 a 4,5 milioni di alberi, i fondi tagliati da 330 a 210 milioni di euro, e il target è stato riformulato in modo da includere ufficialmente, accanto agli alberi messi a dimora, anche il materiale forestale di moltiplicazione (semi o piante). Un secondo target fissa al giugno 2026 il trapianto effettivo di almeno 3,5 milioni di alberi e arbusti. Nella relazione semestrale al Parlamento di marzo 2025, il governo ha rendicontato il superamento del target intermedio di 4,5 milioni di unità messe a dimora entro fine 2024. Vale la pena dirlo chiaramente: se questo è ciò che accade alla principale operazione nazionale di forestazione urbana, è inutile cercare il complotto sotto i marciapiedi. Lo scarto fra promessa scritta e realtà piantata è già documentato, ufficialmente, dalla magistratura contabile.

Il ciclo perverso, raccontato bene

Quando le quattro cause sopra agiscono insieme, il risultato è una catena che si autoalimenta.

Un albero maturo viene capitozzato per «ridurne il rischio». La capitozzatura squilibra il rapporto fra radici e chioma, perché l’albero, privato delle foglie, smette di nutrire le radici di ancoraggio. Nei tre o cinque anni successivi la pianta produce una nuova chioma, ma con rami esili e attaccati male, e con un apparato radicale ormai compromesso. A quel punto l’albero diventa davvero pericoloso. Si decide di abbatterlo, «per sicurezza». Si pianta un alberello al suo posto, in adempimento del regolamento del verde. L’alberello non viene irrigato durante l’estate successiva, oppure lo è in modo discontinuo. Muore entro un paio di stagioni. Si reimpianta un altro alberello. Si ricomincia.

Ogni passaggio, preso da solo, sembra una scelta tecnica neutra. La somma è la perdita progressiva del patrimonio arboreo cittadino. Il cittadino vede solo l’ultimo passaggio, l’abbattimento, e da lì costruisce le proprie ipotesi. Per questo nasce la teoria del complotto: perché chi guarda dal marciapiede non vede la catena.

C’è un ultimo aspetto importante. Capitozzature, mortalità giovane e abbattimenti ripetuti sono spese pubbliche. Ogni passaggio costa al Comune. Sono stati presentati esposti alla Corte dei conti per ipotesi di danno erariale legato a cattiva gestione del patrimonio arboreo. Più una città perde alberi maturi, più aumenta la temperatura percepita d’estate, più crescono i ricoveri ospedalieri durante le ondate di calore, più crescono le bollette di climatizzazione, più crescono i danni urbani da eventi meteorologici estremi privati dell’effetto regolatore delle chiome. Il taglio frettoloso non è gratis. Lo paghiamo in salute, in spesa pubblica spesa due volte, in pezzi di città che diventano invivibili da maggio a settembre.

Cosa puoi pretendere dal tuo Comune

I cittadini italiani hanno strumenti civici concreti per pretendere trasparenza e correttezza nella gestione del verde urbano. Nessuno di questi strumenti richiede competenze legali avanzate. Funzionano se si usano.

Il primo è l’accesso civico generalizzato, ai sensi del decreto legislativo 33/2013. Si può chiedere al Comune copia del regolamento del verde pubblico e privato, del piano del verde, dell’ultimo censimento del patrimonio arboreo, del bilancio arboreo del sindaco, dei capitolati d’appalto in vigore per la gestione del verde, dei verbali di sopralluogo o delle perizie agronomiche prodotte prima di un abbattimento. Su Eywa abbiamo pubblicato una guida operativa con i modelli pronti, in calce a questo articolo trovi i link.

Il secondo è la verifica che le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei CAM 2020 siano state recepite nei capitolati in vigore, con la qualificazione della capitozzatura come pratica incompatibile con la corretta manutenzione ordinaria (salvo casi eccezionali, motivati e documentati), l’obbligo di personale qualificato, la previsione di cure colturali post-impianto. Se un appalto di gestione del verde non inserisce le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei CAM applicabili, può esporsi a contestazioni sulla conformità al Codice dei contratti pubblici. Il Consiglio di Stato (sezione III, sentenza 8171/2024) ha chiarito che il mero richiamo formale ai CAM nei bandi non basta: vanno declinati puntualmente.

Il terzo è la segnalazione documentata. Foto datate, georeferenziazione, eventuale perizia di un agronomo iscritto all’albo se il caso lo merita. La segnalazione va inviata alla polizia locale, ai Carabinieri Forestali se l’albero ricade nei criteri dell’articolo 7 della legge 10/2013 oppure se l’intervento riguarda nidi attivi, specie protette o comporta un rischio concreto di distruzione di habitat riproduttivi tutelati dalla legge 157/1992, e per conoscenza alla Corte dei conti regionale per i casi di sospetto danno erariale.

Vale la pena dirlo chiaramente: questi strumenti non risolvono tutto. Ma costringono l’amministrazione a motivare, a documentare, a rispondere. E questo, in molte amministrazioni italiane, è già un risultato.

Non serve credere a un complotto per capire che qualcosa non funziona. Basta leggere le regole esistenti, controllare se vengono applicate e, dove non lo sono, chiederne conto.

Bibliografia

Approfondimenti Eywa

Perché nelle città italiane tagliano gli alberi. Eywa Divulgazione. Analisi delle ragioni amministrative e tecniche degli abbattimenti urbani.

Capitozzatura degli alberi in città. Eywa Divulgazione. Guida operativa sul perché la capitozzatura è dannosa e quali strumenti civici si possono attivare.

Alberi in città: quali piantare e perché i Comuni sbagliano tutto. Eywa Divulgazione. Sulle scelte di specie sbagliate e sulle conseguenze a lungo termine nei viali urbani.

Il piano del verde: come leggerlo. Eywa Divulgazione. Guida pratica alla lettura del piano del verde comunale.

Abbattimento alberi: atti, perizie, diritti del cittadino. Eywa Divulgazione. Atti da richiedere prima e dopo un abbattimento, perizie, diritti di chi segnala.

Segnalare un problema del verde urbano: guida pratica. Eywa Divulgazione. Procedure di segnalazione, accesso atti, denuncia.

Segnalare un problema al Comune: l’accesso agli atti FOIA. Eywa Divulgazione. Modelli pronti per l’accesso civico generalizzato ai sensi del decreto legislativo 33/2013.

Alberi in città a Genova: il protocollo dati che il verde pubblico deve seguire. Eywa Divulgazione. Il protocollo dati che le amministrazioni dovrebbero seguire prima di abbattere.

Capitozzature in stagione di nidificazione: come i Comuni distruggono i nidi. Eywa Divulgazione. Capitozzature in stagione di nidificazione e violazioni della legge 157/1992.

Alberi nei cantieri urbani: come la tutela viene aggirata. Eywa Divulgazione. Tutela aggirata negli interventi infrastrutturali e di cantiere.

Il parco che non raffredda più: quando il verde urbano perde le sue funzioni. Eywa Divulgazione. Servizi ecosistemici persi quando il patrimonio arboreo viene gestito male.

Roma, città verde d’Europa che non riesce a farsi ombra. Eywa Divulgazione. Case study sulla gestione del verde nella capitale.

Ghost forests in Italia: le foreste fantasma. Eywa Divulgazione. Salinizzazione costiera e foreste che muoiono per innalzamento del livello del mare.

Abbattimento alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026. Eywa Divulgazione. Caso di abbattimenti documentati nel contesto olimpico.

Il Giappone e la riforestazione che funziona davvero. Eywa Divulgazione. Controesempio internazionale: piantare con metodo invece che a casaccio.

Singapore oggi, Milano domani: viaggio nelle città che respirano. Eywa Divulgazione. Modelli urbani che hanno fatto del verde un’infrastruttura primaria.

Zollatura e trapianto degli alberi: come riconoscerli. Eywa Divulgazione. Tecnica del trapianto come alternativa all’abbattimento.

Manuale d’uso del balcone che respira: istruzioni per non esperti. Eywa Divulgazione. Cosa può fare un singolo cittadino quando il verde pubblico arretra.

Fonti normative e istituzionali

Repubblica italiana, 2013. Legge 14 gennaio 2013, n. 10 «Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani». Testo coordinato vigente, riferimento per gli articoli 3-bis (censimento e bilancio arboreo) e 7 (alberi monumentali e filari di pregio).

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, 2020. Decreto 10 marzo 2020 «Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde».

Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, aggiornamento 2024. Pagina ufficiale dei CAM vigenti, con riferimento all’articolo 57 comma 2 del decreto legislativo 36/2023 sull’obbligo di applicazione delle specifiche tecniche e clausole contrattuali dei CAM negli appalti pubblici.

Ministero della transizione ecologica, 2022. Avviso PNRR Investimento 3.1, Missione 2 Componente 4, «Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano». Stanziamento complessivo di 330 milioni di euro per la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi nelle quattordici Città metropolitane italiane.

Ministero dell’ambiente, Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, 2017. Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile.

Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello Stato, Collegio per il controllo concomitante. Delibera n. 8/2023/CCC del 30 marzo 2023, sull’attuazione del PNRR Investimento 3.1. Rilievi sulla mancata piantumazione effettiva, sull’equiparazione contestata fra semi in vivaio e alberi messi a dimora, sui sopralluoghi dei Carabinieri Forestali nelle Città metropolitane finanziate.

Fonti tecnico-scientifiche

Società italiana di arboricoltura (chapter italiano della International Society of Arboriculture). Protocollo di valutazione di stabilità degli alberi e classi di propensione al cedimento. Riferimento tecnico nazionale: «In nessun caso la capitozzatura può costituire intervento colturale valido».

Società italiana di arboricoltura, 2021. Comunicato sulla capitozzatura come pratica dannosa e antiscientifica e sui rischi di istituzionalizzazione tramite affidamento di interventi a personale non qualificato e a volontari.

Sicard P. e altri autori (Pascu, Petrea, Leca, De Marco, Paoletti, Agathokleous, Calatayud), 2025. «Effect of tree canopy cover on air pollution-related mortality in European cities: an integrated approach». The Lancet Planetary Health, vol. 9, n. 6, giugno 2025, pp. e527-e537. Studio del progetto LIFE Airfresh con il contributo dell’ENEA. Stima centrale: 4.727 morti premature evitate ogni anno (IC 95% 2.067-7.475) nelle 744 città europee analizzate per ogni +5 punti percentuali di copertura arborea; 11.974 morti evitate ogni anno (IC 95% 7.775-14.390) raggiungendo il 30% di copertura per città.

ENEA, 2025. Comunicato stampa sui risultati dello studio LIFE Airfresh. Aumento del 5% della copertura arborea urbana e riduzione di circa 5.000 morti premature l’anno; copertura al 30% e riduzione di quasi 12.000 morti l’anno.

Legambiente, AzzeroCO2 e Compagnia delle foreste per Il Sole 24 Ore, novembre 2025. Atlante delle foreste, V edizione, 2024. Forestazione e servizi ecosistemici. Mappatura dello stato del verde in Italia. I dati su servizi ecosistemici per ettaro di foresta urbana (17 kg/anno di PM10, 35,7 kg/anno di ozono troposferico, sequestro fino a 1.005 kg/anno di carbonio per ettaro in foreste periurbane, riduzione della temperatura al suolo fino a 8 gradi) si trovano a pagina 5, capitolo «Il valore del verde urbano nelle strategie di adattamento al clima che cambia» a firma di Giorgio Zampetti, Direttore Generale Legambiente. La timeline ufficiale della misura PNRR M2C4-I3.1 (forestazione urbana ed extraurbana), comprese le tappe della revisione 2023 e gli aggiornamenti al 2025, è riportata a pagina 35.

Il Floricultore, 2015. Cronaca dell’esposto alla Corte dei conti sul caso Bagnolo Mella. Esposto presentato dall’Associazione florovivaisti bresciani e dalla Società italiana di arboricoltura, per ipotesi di danno erariale e ambientale connesso all’affidamento di interventi di potatura a volontari.

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Insieme per il cambiamento.

Monitoriamo gli abbattimenti degli alberi a Roma dal 2021, documentando gli interventi e promuovendo una gestione del verde più corretta, trasparente e sostenibile.

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DICONO DI NOI

Rassegna stampa.

Gli articoli e i servizi che raccontano le iniziative, le denunce e le battaglie di CURAA per gli alberi e il patrimonio verde di Roma.

7Colli24 settembre 2026

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Servizio sulla gestione del verde e degli alberi a Roma — Coffee Break, condotto da Marco Piccaluga

Puntata con la partecipazione di Jacopa Stinchelli e un servizio dedicato alle contestazioni sulla gestione del verde di Roma.

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Abbattuti a Roma altri due alberi Frankenstein in Viale degli Ammiragli

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Roma, l’associazione CURAA sfida Gualtieri sui 51mila pini: «Curarli è possibile, prima di abbatterli»

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Roma, Mussolini: «Campidoglio fornisca dati reali su alberi vivi ed effettivamente piantati»

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RomaToday — Prati, tornano in azione le motoseghe: abbattuti altri alberi nel cantiere della Metro C
RomaTodayPrati, tornano in azione le motoseghe: abbattuti altri alberi nel cantiere della Metro C — LEGGI L’ARTICOLO →
7Colli25 agosto 2026

Roma, gli “alberi Frankenstein” finiscono sotto la motosega: abbattuti i lecci trapiantati 5 mesi fa, cittadini contro Gualtieri

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Corriere della Sera — Roma, la conta degli alberi: degli 800mila annunciati dal Campidoglio, quanti ne sono sopravvissuti?
Corriere della SeraRoma, la conta degli alberi: degli 800mila annunciati dal Campidoglio, quanti ne sono sopravvissuti? — LEGGI L’ARTICOLO →
AGR20 agosto 2026

Roma, CURAA: quante alberature delle 800 mila annunciate dall’Area Metropolitana sono sopravvissute?

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Piazza Risorgimento nel servizio CNN
CNNPiazza Risorgimento: alberi secchi e riqualificazione — LEGGI L’ARTICOLO →
Collina Fleming
ANSAAbbattimenti a Collina Fleming — LEGGI L’ARTICOLO →
Roma Magazine / European Affairs22 luglio 2026

Piazza Monteleone da Spoleto, cresce la mobilitazione per salvare i quattro pini: anche i vip al fianco di CURAA

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Metropoli Online21 luglio 2026

Roma: Fleming, residenti mobilitati per salvare i pini dai lavori di riqualificazione

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Mausoleo di Augusto
Corriere della SeraMausoleo di Augusto — LEGGI L’ARTICOLO →
Le Monde / New York Times
Articoli sulle isole di calore e sugli abbattimenti degli alberi a Roma
LEGGI SU LE MONDE →LEGGI SUL NEW YORK TIMES →
About Art Online19 aprile 2026

Il ricorso al TAR del Lazio dell’Associazione CURAA contro l’abbattimento degli storici pini di Roma

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Byoblu
Servizio sui Fori Imperiali e la legna
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La Cronaca 2415 aprile 2026

Roma – Pini dei Fori Imperiali, l’associazione CURAA contro il sindaco Gualtieri arriva al TAR

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la Repubblica — Green&Blue4 aprile 2026

Potature degli alberi a Roma e gestione del verde urbano

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Salviamo il Paesaggio — Roma, CURAA ricorre al TAR per gli abbattimenti arborei nel Municipio I
Salviamo il PaesaggioRoma, CURAA ricorre al TAR per gli abbattimenti arborei nel Municipio I — LEGGI L’ARTICOLO →
Prima Notizia 24 — Roma: CURAA ricorre al TAR per salvare gli alberi
Prima Notizia 24Roma: CURAA ricorre al TAR per salvare gli alberi — LEGGI L’ARTICOLO →
Corriere della Sera — Roma24 marzo 2026

Cantieri Metro C, Gualtieri sugli alberi tagliati: «Saranno ripiantati»

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La Voce Romana — Continua la battaglia di CURAA: «Nel silenzio delle istituzioni lo scempio di tanti alberi abbattuti prosegue senza sosta»
La Voce RomanaContinua la battaglia di CURAA: «Nel silenzio delle istituzioni lo scempio di tanti alberi abbattuti prosegue senza sosta» — LEGGI L’ARTICOLO →
Pini dei Fori Imperiali
RaiNews / TGR LazioPini dei Fori Imperiali — LEGGI L’ARTICOLO →
AGR — CURAA: gli alberi del centro storico di Roma rottamati come legna
AGRCURAA: gli alberi del centro storico di Roma rottamati come legna — LEGGI L’ARTICOLO →
Il Tempo — Nuovi cantieri per la Metro C: gli alberi storici “traslocano”
Il Tempo8 marzo 2026

Nuovi cantieri per la Metro C: gli alberi storici “traslocano”

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Canale Dieci6 marzo 2026

La strage dei pini ai Fori Imperiali: denuncia per l’abbattimento di altri 14 alberi

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La Cronaca 2423 febbraio 2026

Roma – 155 pini a rischio su via Gregorio VII: i dubbi dei residenti sulla necessità dell’abbattimento

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Corriere della Sera — Roma16 febbraio 2026

Fori Imperiali riaperti dopo l’abbattimento di 12 pini: «Il mondo ci guarda»

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Il Fatto Quotidiano10 febbraio 2026

Pini di Roma da abbattere, l’accusa dell’associazione ambientalista: «È il business delle motoseghe»

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Panorama — Il sacco verde di Roma — pagina 22
Panorama26 novembre 2025

Il sacco verde di Roma — pagina 22

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Panorama — Il sacco verde di Roma — pagina 23
Panorama26 novembre 2025

Il sacco verde di Roma — pagina 23

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Il Tempo — Quei tre pini tagliati accanto alla torre
Il Tempo5 novembre 2025

Quei tre pini tagliati accanto alla torre

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Il Fatto Quotidiano7 maggio 2025

Abbattimenti degli alberi a Roma: le contestazioni alla giunta Gualtieri

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RomaToday — Alberi: i dati del Comune su tagli, potature e piantumazioni. «Abbiamo solo due agronomi»
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La Verità — Grazie al PNRR stanno devastando il verde pubblico — pagina 8
La Verità17 febbraio 2025

Grazie al PNRR stanno devastando il verde pubblico — pagina 8

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La Verità — In nome dell’ambiente distruggono l’ambiente: è un suicidio collettivo — pagina 9
La Verità17 febbraio 2025

In nome dell’ambiente distruggono l’ambiente: è un suicidio collettivo — pagina 9

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L’Espresso1 luglio 2024

A Roma ci sono sempre meno alberi e la loro gestione è diventata un problema

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Volere la Luna — I pini domestici di Roma, e non solo. Intervista a Jacopa Stinchelli
Volere la LunaI pini domestici di Roma, e non solo. Intervista a Jacopa Stinchelli — LEGGI L’ARTICOLO →
la Repubblica — Roma4 dicembre 2023

Sgarbi contro Gualtieri sull’abbattimento degli alberi sacri di Roma

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Altri servizi e articoli

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Servizio sulla pineta di Fregene
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Servizio sul Mausoleo di Augusto
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Approfondimento sul Mausoleo di Augusto
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I 10 TEMI PRIORITARI

Le dieci priorità dell’associazione.

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ALBERI E ANIMALI

Gli alberi sono habitat.

L’abbattimento degli alberi in città e nei boschi ha un impatto devastante e immediato sulla fauna selvatica, in particolare durante i periodi di riproduzione.

Scoiattolo rosso su un albero

Impatti diretti sulla fauna

Distruzione dei nidi: crollo di uova e uccisione diretta di nidiacei non ancora in grado di volare.

Perdita di rifugi: eliminazione di cavità vitali per pipistrelli, ghiri, scoiattoli e insetti impollinatori.

Morte della microfauna: schiacciamento di anfibi, rettili e piccoli mammiferi che vivono alla base del tronco.

Traumi da caduta: lesioni potenzialmente fatali per i cuccioli presenti nei nidi o nelle tane sui rami.

Effetti ecologici a lungo termine

Frammentazione dell’habitat: interruzione dei corridoi ecologici che gli animali utilizzano per spostarsi in sicurezza.

Perdita di cibo: scomparsa di bacche, semi, gemme e insetti che costituiscono la dieta della fauna locale.

Aumento del livello di stress: gli animali sopravvissuti sono costretti a fuggire verso zone sconosciute, esponendosi maggiormente a predatori e traffico.

Crollo della biodiversità: progressiva sostituzione delle specie autoctone più sensibili con specie opportuniste, come ratti e piccioni urbani.

Cincia azzurra su un ramo fiorito

Cosa prevede la legge

Divieto nel periodo riproduttivo: la normativa europea, in particolare la Direttiva Uccelli, e la Legge 157/1992 tutelano nidi, uova e fauna selvatica durante la riproduzione.

Stop agli interventi nel periodo riproduttivo: potature e abbattimenti devono essere pianificati in modo da non arrecare danno alla fauna e ai siti di nidificazione.

Responsabilità penale: gli interventi che provocano la morte o il maltrattamento di animali possono comportare responsabilità penali ai sensi degli artt. 544-bis e 544-ter del Codice Penale.

Approfondimenti – Marco Dinetti / LIPU

Interventi e contributi del 2026 sulla tutela dell’avifauna, la nidificazione e la gestione degli alberi.

12 marzo 2026 – Potature alberi, appello della Lipu: “Fermate i tagli fino all’estate”
La LIPU chiede di sospendere potature e abbattimenti nel periodo della nidificazione, da marzo a luglio-agosto. Marco Dinetti sottolinea che molti nidi sono piccoli, nascosti nelle chiome o nelle cavità e difficili da individuare anche per un esperto; eliminare la vegetazione può comunque compromettere l’habitat degli uccelli.
LEGGI L’ARTICOLO →

17 aprile 2026 – Verde urbano: ancora tagli e potature indiscriminate
La LIPU denuncia tagli e potature drastiche eseguiti durante la stagione riproduttiva, con rischio di distruzione di nidi attivi e perdita di copertura arborea. Dinetti richiama la necessità di interventi mirati e selettivi, evitando abbattimenti estesi che danneggiano biodiversità e servizi ecosistemici.
LEGGI L’ARTICOLO →

5 maggio 2026 – Come si controlla (davvero) la presenza di un nido?
L’approfondimento spiega perché una semplice ispezione visiva non basta a escludere la presenza di nidi: molte specie nidificano in punti difficili da vedere. Ribadisce inoltre che tagli e abbattimenti durante il periodo riproduttivo possono provocare mortalità e compromettere il successo riproduttivo degli uccelli.
LEGGI L’APPROFONDIMENTO →

Tutele dell’avifauna nel periodo di nidificazione

Legge nazionale 157/1992 e Direttiva europea 2009/147/CE: normativa per la salvaguardia dell’avifauna durante il periodo riproduttivo.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO SU ONDA →

Corte di giustizia UE – Divieto di abbattimento degli alberi durante la riproduzione degli uccelli

Sentenza del 1° agosto 2025, causa C-784/23. Documento integrale (PDF, 10 pagine).

APRI LA SENTENZA IN PDF →
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LEGISLAZIONE

Norme per la tutela del patrimonio arboreo, del paesaggio e della fauna.

Regolamento capitolino del verdeAssemblea Capitolina — Deliberazione n. 17/2021LEGGI IL DOCUMENTO →
1. Codice dell’ambiente — D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambiente)LEGGI SU ONDA →2. Convenzione di Aarhus — informazione, partecipazione e giustizia ambientaleLEGGI SU ONDA →3. Diritto alla salubrità dell’ambiente e risarcibilità del dannoLEGGI SU ONDA →4. Tutele dell’avifauna nel periodo di nidificazioneLEGGI SU ONDA →5. Legge di riferimento per il verde urbano — Legge 10/2013LEGGI SU ONDA →6. CAM: Criteri ambientali minimi — D.M. 63/2020LEGGI SU ONDA →7. Codice dei beni culturali e del paesaggio — D.Lgs. 42/2004LEGGI SU ONDA →8. Fondi PNRR e principio DNSHLEGGI SU ONDA →9. Nature Restoration Law UE — ripristino e conservazione della naturaLEGGI SU ONDA →10. Verde condominialeLEGGI SU ONDA →11. Raccolta di riferimenti normativi per il verde urbanoLEGGI SU ONDA →

SENTENZE

1. Consiglio di Stato n. 3922/2020LEGGI LA SENTENZA SU ONDA →2. Consiglio di Stato n. 8773/2022: CAM cogenti per le stazioni appaltantiLEGGI LA SENTENZA SU ONDA →3. Tribunale di Savona, 24 luglio 2024, n. 605LEGGI LA SENTENZA SU ONDA →4. Tribunale di Torino, NRG 12333/2023: riconosciuti i benefici del verde urbano sulla salute dei cittadiniLEGGI LA SENTENZA SU ONDA →5. Corte di Cassazione penale, Sez. III, 3 marzo 2021, sentenza n. 8499LEGGI LA SENTENZA SU ONDA →6. Consiglio di Stato n. 9178/2022: non si abbattono alberi senza validi motiviLEGGI LA SENTENZA SU ONDA →7. Cassazione penale, Sez. III, 16 marzo 2026, n. 10064LEGGI LA SENTENZA SU ONDA →8. Consiglio di Stato, ordinanza Reg. Gen. n. 6883 del 2 ottobre 2025LEGGI LA SENTENZA SU ONDA →
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MODULISTICA

Unisciti alle nostre denunce.

Diffida, ricorso, esposto, querela, denuncia penale e azione civile ↓

Il decalogo CURAA contro la politica albericidaIl decalogo CURAA contro la politica albericida
Tocca per ingrandire o richiudere
Foto del decalogo CURAA in grande

Che cos’è l’accesso agli atti?

È uno strumento per chiedere alla Pubblica Amministrazione di consultare o ricevere copia di documenti, come perizie sugli alberi, autorizzazioni agli abbattimenti e progetti di intervento. I due moduli qui sotto riguardano l’accesso documentale e l’accesso civico generalizzato (FOIA), che hanno requisiti e limiti diversi.

Leggi la guida su accesso agli atti e FOIA →
Prima pagina di Accesso agli atti

Accesso agli atti
Clicca sul PDF per aprirlo

Prima pagina di Modulo Accesso Atti civico generalizzato maggio 26

Modulo Accesso Atti civico generalizzato maggio 26
Clicca sul PDF per aprirlo

Diffida, ricorso, esposto, querela, denuncia penale e azione civile

Questi strumenti hanno scopi diversi. Nel linguaggio comune si parla anche di “denuncia civile”, ma per chiedere al giudice la tutela di un diritto o un risarcimento si parla, di regola, di azione civile.

Gli strumenti a confronto
StrumentoA cosa serve e a chi rivolgersi
DiffidaChiede formalmente al responsabile di evitare o interrompere una condotta, oppure di adempiere a un obbligo. Si invia al soggetto o all’ente interessato. Non è una decisione del giudice e non blocca da sola un intervento.
RicorsoContesta un atto, un diniego o, nei casi previsti, il silenzio dell’amministrazione. Si presenta all’organo amministrativo competente o al giudice, secondo la procedura. Per esempio: riesame dell’accesso negato oppure ricorso al TAR contro un provvedimento di abbattimento.
EspostoSegnala fatti e chiede all’autorità competente di valutarli e svolgere verifiche. Può riguardare presunte irregolarità negli interventi sul verde. Se emergono elementi di reato, possono seguire accertamenti penali: conta il contenuto dell’atto, non soltanto il titolo.
QuerelaÈ la dichiarazione con cui la persona offesa, o chi può agire per lei, manifesta la volontà che si proceda penalmente per un reato perseguibile a querela. Una semplice richiesta di verifiche può non bastare. Sono previsti termini da verificare subito in relazione al reato.
Denuncia penalePorta a conoscenza della Procura o della polizia giudiziaria fatti che potrebbero costituire un reato perseguibile d’ufficio. Può presentarla anche chi non è la persona offesa. Non occorre avere già dimostrato il reato: vanno descritti fatti concreti, distinguendoli da ipotesi.
Azione civileChiede al giudice la tutela di un diritto, la cessazione di una lesione o il risarcimento di un danno. Di regola si prepara con un avvocato, che valuta prove, competenza ed eventuali passaggi preliminari. Non serve a ottenere una condanna penale.

1. Diffida: cosa significa e come si fa

La diffida è una comunicazione formale con cui si chiede al destinatario di interrompere o evitare un comportamento ritenuto illegittimo, oppure di compiere un’attività dovuta. Per gli alberi può servire a contestare un intervento e chiedere verifiche, il riesame degli atti e la sospensione dei lavori in attesa degli accertamenti.

  1. Individua il destinatario: l’ente e l’ufficio responsabili dell’intervento, verificandone i recapiti ufficiali.
  2. Descrivi i fatti: indica luogo, alberi interessati, date, interventi osservati ed eventuali autorizzazioni o numeri di protocollo. Distingui i fatti documentati dai dubbi da verificare.
  3. Formula richieste precise: spiega quali irregolarità segnali e quali verifiche o provvedimenti chiedi. Allega fotografie geolocalizzate, documenti e precedenti comunicazioni.
  4. Firma e invia: inserisci nome, recapiti e data; trasmetti tramite PEC, raccomandata A/R o consegna al protocollo. Conserva copia e ricevute.

La diffida, da sola, non blocca i lavori e non sospende automaticamente i termini per ricorrere. Se l’abbattimento è imminente, occorre valutare subito con un legale gli strumenti urgenti disponibili.

Leggi un caso concreto: la diffida di Italia Nostra per l’alberata della Fonte Purissima. È un esempio di iniziativa, non un modulo da compilare.

2. Ricorso: cosa significa e come si fa

Il ricorso serve a contestare formalmente un provvedimento o un diniego, chiedendone il riesame o l’intervento del giudice. Il percorso cambia secondo ciò che si vuole contestare.

Se viene negato l’accesso ai documenti

Per l’accesso civico generalizzato (FOIA) si può chiedere il riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’ente. Per l’accesso documentale agli atti comunali è previsto il riesame al Difensore civico competente. Prepara la domanda originaria, la ricevuta d’invio, l’eventuale risposta e i motivi della contestazione; segui le istruzioni su termini, allegati e notifiche indicate dall’ufficio competente.

Se si contesta un provvedimento di abbattimento

Per impugnare il provvedimento davanti al TAR occorre un avvocato, che valuta chi può ricorrere, i motivi, i termini, i costi e l’eventuale richiesta cautelare urgente. Raccogli subito l’atto, la data in cui ne hai avuto conoscenza, perizie, fotografie geolocalizzate e corrispondenza. Il legale prepara il ricorso e cura notifiche e deposito: non basta inviare una lettera al Comune.

I termini sono rigorosi e variano secondo la procedura: non aspettare l’esito di una diffida per farli verificare. Non esiste un modulo universale per contestare un abbattimento.

Giustizia Amministrativa: guida ufficiale al ricorso e ai casi in cui è ammessa la difesa personale.

3. Esposto: cosa significa e come si fa

Puoi prepararlo personalmente, senza l’obbligo di un avvocato. Scrivi in modo chiaro e chiedi all’autorità di verificare i fatti: non devi formulare tu una qualificazione giuridica definitiva.

  1. Scegli il destinatario. Per verifiche amministrative sul verde, individua l’ufficio competente del Comune o del Municipio. Per fatti che potrebbero avere rilievo penale, rivolgiti alla polizia giudiziaria (per esempio Carabinieri o Polizia) oppure alla Procura competente per territorio. Il destinatario dipende dal problema segnalato.
  2. Inserisci i tuoi dati e l’oggetto. Nome, cognome, recapito e titolo preciso, per esempio: “Esposto per richiesta di accertamenti sugli interventi agli alberi in via […]”. Se agisci per un’associazione, indica anche la tua qualifica.
  3. Racconta i fatti in ordine. Specifica indirizzo, posizione degli alberi, date, orari e lavori osservati. Separa ciò che hai visto da ciò che hai appreso da altri, indicandone la fonte. Non presentare un sospetto come un fatto accertato.
  4. Allega la documentazione. Fotografie geolocalizzate, video, cartelli di cantiere, atti e precedenti comunicazioni. Numera gli allegati e richiamali nel testo; conserva gli originali. Indica eventuali testimoni e allega copia del documento d’identità secondo le istruzioni dell’ufficio.
  5. Indica cosa chiedi. Per esempio: un sopralluogo, la verifica delle autorizzazioni, delle prescrizioni e delle misure di tutela degli alberi o della fauna. Motiva l’eventuale urgenza con circostanze concrete.
  6. Data, firma e presenta. Per un esposto amministrativo segui i canali ufficiali dell’ente, come protocollo o PEC. Per segnalazioni di possibile rilievo penale puoi presentarti presso un ufficio di polizia giudiziaria; per il deposito in Procura verifica le specifiche modalità ammesse. Non presumere che una semplice email o PEC sia sufficiente.
  7. Conserva la ricevuta. Chiedi il numero di protocollo o un’attestazione del deposito. Se emergono nuovi fatti, presenta un’integrazione richiamando data e riferimento dell’esposto iniziale.
Schema orientativo di esposto da adattare al caso ↓

All’attenzione di: [ufficio/autorità competente]
Oggetto: esposto e richiesta di accertamenti su [intervento e luogo].

Il/La sottoscritto/a [nome, cognome, dati identificativi e recapiti], in qualità di [cittadino/a o rappresentante dell’associazione], espone quanto segue.

In data [giorno], alle ore [ora], in [indirizzo e posizione precisa], ho osservato [descrizione dei fatti]. Le circostanze sono documentate negli allegati [numeri]. Restano da verificare i seguenti aspetti: [elenco e ragioni dei dubbi].

Chiedo che codesto ufficio, per quanto di competenza, svolga gli opportuni accertamenti e valuti i provvedimenti previsti dalla legge. Segnalo l’urgenza per [motivi concreti, se presenti]. Resto disponibile per chiarimenti e chiedo, ove consentito, un riscontro al recapito indicato.

Allegati: [elenco numerato, fotografie geolocalizzate, documenti e documento d’identità].
Luogo e data: […]
Firma: […]

Questo schema è una richiesta di accertamenti, non una querela. Se occorre una querela, vanno rispettati i suoi requisiti e termini. L’esposto non sospende automaticamente i lavori e non garantisce un intervento immediato.

Guida istituzionale alla preparazione di un esposto — le modalità di deposito indicate in questa fonte riguardano l’ufficio di Napoli: per Roma verifica quelle del destinatario prescelto.

4. Querela: cosa significa e come si fa

La querela è l’atto con cui la persona offesa manifesta la volontà che si proceda penalmente per un fatto che ritiene costituisca reato. È necessaria per i reati che la legge rende perseguibili a querela di parte; per quelli perseguibili d’ufficio l’autorità può procedere anche senza di essa.

Chi può farla e quando

Può presentarla la persona offesa, cioè il titolare dell’interesse tutelato dalla norma penale, oppure chi è legittimato a rappresentarla. Non basta essere un cittadino interessato alla vicenda. Per gli interventi sugli alberi, quindi, va verificato se il singolo cittadino o l’associazione abbia titolo per querelare: resta possibile segnalare fatti di possibile rilievo penale alle autorità.

Il termine ordinario è di tre mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce reato, ma la legge prevede eccezioni. Fai verificare tempestivamente il termine e la sua decorrenza per il caso concreto: una diffida o un esposto non sostituiscono automaticamente la querela né ne prorogano il termine.

Come prepararla e consegnarla

  1. Identificati e descrivi i fatti: inserisci dati e recapiti, luogo, date e la data in cui hai appreso quanto accaduto. Indica l’autore se lo conosci; puoi presentare querela anche contro ignoti.
  2. Allega gli elementi disponibili: documenti, messaggi, fotografie geolocalizzate ed eventuali riferimenti dei testimoni. Distingui fatti osservati e ipotesi.
  3. Esprimi chiaramente la volontà di procedere penalmente: non limitarti a chiedere informazioni o un sopralluogo.
  4. Presentala all’ufficio competente: puoi rivolgerti personalmente a Carabinieri, Polizia o Procura, con un documento d’identità, senza obbligo di avvocato. Puoi esporre oralmente i fatti, che saranno verbalizzati, oppure consegnare un atto scritto e firmato. Per agire tramite un’altra persona occorre rispettare le regole sulla rappresentanza e sulla procura speciale.
  5. Controlla il verbale prima di firmare e chiedi un’attestazione di presentazione. Per il deposito segui le modalità ufficiali: non considerare sufficiente una semplice email o PEC alla Procura.

Esempio della dichiarazione di volontà:
“Con il presente atto propongo querela per i fatti sopra descritti e chiedo che si proceda penalmente nei confronti dei responsabili.”
Questa frase va inserita in un atto completo: da sola non sostituisce la descrizione dei fatti, la firma e la corretta presentazione.

Dopo la presentazione: la querela consente di procedere nei casi previsti, ma non comporta automaticamente una condanna, un risarcimento o il blocco dei lavori. L’autorità valuta i fatti e le prove. Anche l’eventuale ritiro, chiamato “remissione”, ha regole specifiche e non è ammesso per tutti i reati.

Approfondimenti ufficiali:
Ministero della Giustizia: denuncia, esposto e querela
Procura di Roma: dove e come presentare denunce e querele

5. Denuncia penale: come si presenta

Porta a conoscenza della Procura o della polizia giudiziaria fatti che potrebbero costituire un reato perseguibile d’ufficio. Può presentarla anche chi non è la persona offesa. Non occorre avere già dimostrato il reato: vanno descritti fatti concreti, distinguendoli da ipotesi.

Indica generalità e recapiti, descrivi in ordine cronologico che cosa è successo, dove e quando, e allega fotografie geolocalizzate, documenti ed eventuali riferimenti di testimoni. Firma l’atto e conserva copia e attestazione di presentazione. Per la denuncia o la querela puoi rivolgerti personalmente a Carabinieri, Polizia o all’ufficio competente della Procura, anche senza avvocato; per la querela deve risultare chiaramente la volontà che si proceda penalmente.

Le modalità d’invio non sono tutte equivalenti: la Procura di Roma precisa che denunce e querele trasmesse da privati con semplice email o PEC non sono validamente presentate. Consulta le istruzioni dell’ufficio prima dell’invio.

6. Azione civile: a cosa serve

Chiede al giudice la tutela di un diritto, la cessazione di una lesione o il risarcimento di un danno. Di regola si prepara con un avvocato, che valuta prove, competenza ed eventuali passaggi preliminari. Non serve a ottenere una condanna penale.

Un fatto può avere conseguenze sia civili sia penali, ma la denuncia non attribuisce automaticamente un risarcimento. Chi ha subito un danno da reato può, ricorrendone i presupposti, agire in sede civile oppure costituirsi parte civile nel processo penale. La scelta va valutata con un legale. Nessuno di questi atti garantisce, da solo, la sospensione immediata di un abbattimento.

Fonti e istruzioni ufficiali:
Denuncia, querela ed esposto: guida della Procura di Varese
Procura di Roma: presentazione di denunce e querele
Procura di Roma: avvertenze sull’invio tramite email e PEC
Tribunale di Pisa: risarcimento e costituzione di parte civile

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ISTRUZIONI PER MONITORARE INTERVENTI SUL VERDE
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Come richiedere che un albero diventi monumentale

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AMBITO GIURIDICO

🔎 Azione Legale per il Territorio

Dal 2023, l’Associazione CURAA — insieme a comitati, cittadini e studi legali — promuove azioni giuridiche concrete contro gli abbattimenti di alberi ritenuti illegittimi.

Ispirandoci alla Costituzione Italiana, sosteniamo il diritto-dovere di denuncia e di cronaca. Siamo al fianco di ogni cittadino che decide di segnalare, firmare e agire per difendere il patrimonio verde.


⚖️ I Nostri Interventi

Utilizziamo una strategia legale a più livelli. Tra i nostri principali interventi figurano:

Per fare una segnalazione o compilare un esposto contattaci

RICORSO AL TAR CURAA

Pini dei Fori Imperiali: al TAR del Lazio il ricorso cautelare di CURAALEGGI L’ARTICOLO →Pini abbattuti, richiesta sospensiva cautelare: il TAR si riserva di decidereLEGGI L’ARTICOLO →Gli alberi di Roma continuano a sparire: la battaglia di CURAALEGGI L’ARTICOLO →CURAA notifica il ricorso al TAR contro gli abbattimenti nel Municipio ILEGGI L’ARTICOLO →Pini dei Fori Imperiali: in aula al TAR il ricorso di CURAALEGGI L’ARTICOLO →Roma, pini storici: ricorso al TAR per la salvaguardiaLEGGI L’ARTICOLO →La strage degli alberi nei cantieri della Metro C: ricorso al TARLEGGI L’ARTICOLO →CURAA comunica il ricorso al TAR contro gli abbattimenti nel Municipio ILEGGI L’ARTICOLO →Roma, CURAA ricorre al TAR per gli abbattimenti arborei nel Municipio ILEGGI L’ARTICOLO →Roma: ricorso al TAR per fermare l’abbattimento degli alberiLEGGI L’ARTICOLO →
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AMBITO POLITICO

L’ambito politico comprende le interrogazioni comunali e parlamentari, il monitoraggio dell’attività politica e amministrativa, le delibere e le commissioni.

CURAA segue e documenta scempiaggini, bugie e cialtronerie che riguardano la gestione del patrimonio arboreo e del verde di Roma e promuove azioni concrete attraverso il confronto e la partecipazione a tavoli istituzionali, anche con i Ministeri.

CURAA è un’associazione apolitica: non persegue finalità di partito e la sua azione è finalizzata esclusivamente alla tutela degli alberi.

Interlocuzione con le istituzioni.

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AMBITO MEDIATICO

CURAA si occupa della creazione e diffusione di video, dirette e materiali giornalistici attraverso diversi canali, per documentare gli abbattimenti degli alberi a Roma e per sollecitare una coscienza civica e la partecipazione dei cittadini alla difesa del nostro patrimonio arboreo.

Informazione e sensibilizzazione.

Guarda i nostri interventi di segnalazione sui social

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ARTICOLI/INTERVISTE PIÙ IMPORTANTI ASSOCIAZIONE CURAA

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VIDEO PIÙ IMPORTANTI ASSOCIAZIONE CURAA

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Roma di Sera — Jacopa Stinchelli ospite per la “Marcia del Verde” (31 marzo 2026)Collegamento non fornito.
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AMBITO OPERATIVO SUL CAMPO

Nell’ambito operativo sul campo, CURAA si occupa di attività di sopralluogo, del monitoraggio di alberelli morti e secchi, degli abbattimenti e dei cantieri ritenuti illegittimi, nonché dell’organizzazione di manifestazioni e della presentazione di esposti e denunce, corredati da materiale geolocalizzato.

Presenza sul territorio.

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